30/06/17

Sorridevi

Sorridevi 
con infuocati occhi di corallo
dal fondo dei mari.

Sorridevi 
con algidi occhi di stella alpina
da vette canute.

Sorridevi 
con giocosi occhi di nontiscordardime 
da nuvole lontane.

Sorridevi
con sereni occhi d’arena
da dune assolate.

Sorridevi
con zingari occhi di macadam
da strade a me sconosciute.

16/06/17

incroci

Ieri ero a piedi nella strada che porta a casa mia e nella calura da far west un urlo si ripercuoteva lungo la strada deserta, rimbombando tra una finestra aperta e l’edificio della scuola, oramai vuoto nel tardo pomeriggio, il grido era di donna, era ripetuto e sembrava facesse  deviare i grovigli spinti da una brezza inesistente: un ANOOOO ANOOOOOOO ANOOOOOOOOOO (SÌÌÌÌ. SÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌ, SÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌ)
Alzai la testa per capirne la provenienza, mentre continuavo sulla mia strada, incrociando una gentil fanciulla armata di auricolari. Ci siamo guardati e ci siamo sorrisi.
Io avevo l'espressione da “emmaperò“ e la pulzella aveva l'espressione da „ehlosofareancheio“.

07/06/17

fuoco amico sulla Croce Rossa

Georgyi non solo faceva parte, per tradizione famigliare, della città che conta, ma era anche diventato il Gran Maestro della loggia Santerelli. Per carità, l’ultima arrivata tra le logge della massoneria cittadina; i membri delle più antiche  e blasonate logge massoniche insinuavano che i confratelli della loggia Santerelli i grembiulini li avessero acquistati alla Rinascente.
Nonostante il suo impegno a favore del Grande Architetto, l’attività di Georgyi aveva iniziato ad infastidire i veri centri del potere cittadino. Furono proprio i suoi amici snob a decidere, un bel giorno, di fargli le scarpe. Scarpe da golf, in ogni caso.
Uscendo di casa Georgyi incontrò il sacerdote del quartiere, a cui era legato da un profondo sentimento di affetto da quando erano compagni di banco alle elementari, nonostante il suo assoluto ateismo. „Dove corri, don Maurizio?! „ Chiese Georgyi sfoderando uno dei suoi migliori sorrisi „A pregare per l’animaccia tua, visto che tu te ne sbatti i coglioni“ rispose don Maurizio, alzando la mano in gesto di saluto e continuando nella sua veloce camminata. „E‘ la volta che l’inferno non me lo toglie nessuno“, replicò Georgyi, gridando verso il prete,“ Di ai tuoi superiori che intendo cambiare l’avvocato d’ufficio. Quello che ho è troppo intento a corriere dietro alle gonnelle. Quelle dei seminaristi.“
„Meglio la tonaca del cappuccio, caro Georgyi, per coprire le vergogne!“ gli replicò il prete ad alta voce, da lontano.
„E‘ la prima volta che mi sento dare della testa da cazzo da un vero esperto! Devo ritenerlo un complimento?“ Le sue ultime parole caddero nel vuoto, l’altro non le aveva sentite, si sarebbe altrimenti fermato di sicuro, per non concedere l’ultima parola all’antico compagno di banco.
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„Ma di fatto, che cosa fa Georgyi, di lavoro, intendo?“ domandò l’invitato al rinfresco, „Mah, nessuno lo sa. Lui, primo fra tutti.“, rispose l’anfitrione. Erano parole che sarebbero rimaste incise nel marmo. Quello della lapide di Georgyi.
Nel frattempo il Gran Maestro della loggia Santerelli parlava ad alta voce, gesticolando, nell’auricolare del suo I-Pod: “Carissimo Kevin, scusa, se non ti ho risposto oggi al telefono, stavo lavorando“ „cosa stavi facendo Georgyi? Emilia, vieni! Senti! Georgyi ha imparato una nuova parola da Google“, si sentì dall’altro capo del microfono. „No, scusa, ero in bagno. „Ah, adesso ti credo Georgyi, per un attimo ho temuto il peggio...“  disse la voce lontana.