20/04/17

Questa è la storia di Ranocchio, un bambino un po' strano, anzi, decisamente brutto, dalla bocca larga, dal colore verdolino, dai grandi piedi palmati, che stava seduto sempre accovacciato, con le mani appoggiate a terra. No, non era proprio bello da vedere. Era, però, molto buono, molto gentile, nonostante l'aspetto da batrace. Purtroppo lo sapevano solo in pochi, della sua bontà d'animo, perché più che parlare Ranocchio gracidava, cra cra. Insomma, diciamoci la verità, non era solo fastidioso da vedersi, ma anche da ascoltare. Per questo motivo gli altri bambini ne rifuggivano la compagnia e Ranocchio si trovava sempre a giocare da solo, soprattutto ai bordi delle pozzanghere, sulla riva dello stagno e, d'estate, rimanendo in ammollo per ore nella piscina di plastica che la mamma gli aveva comprato in occasione del suo secondo compleanno.
Arrivò il giorno anche per Ranocchio, di andare a scuola. La mamma gli comprò la cartella, l'astuccio, i quaderni, i libri, le penne. Ranocchio la cartella la volle verde, così come anche l'astuccio. Un bel verde palude. Arrivò a scuola, accompagnato dalla mamma, saltellando allegramente, contento di poter stare in mezzo agli altri bambini, ai nuovi amici con i quali avrebbe potuto giocare. Quando suonò la campanella di inizio della prima lezione, tutti i bambini corsero a scegliere i loro posti preferiti, vicino agli ex amici dell'asilo. Fu così che Ranocchio si trovò di nuovo da solo, nell'ultimo banco in fondo alla classe. Alla ricreazione gli si avvicinò Paolino, un bambino noto per essere molto dispettoso. Ranocchio era comunque contento che qualcuno venisse da lui per giocare e Paolino gli si avvicinò sorridendo, tenendo le mani dietro la schiena, per poi dirgli: "ti ho portato la merendina", aprendo il pugno, dal quale volarono via due mosche. Ranocchio si sentì molto offeso e mortificato, soprattutto perché Paolino, contento del suo dispetto, si mise a ridere sguaiatamente e anche Manuela, la bambina più bella della classe, trovò divertente lo scherzo, mettendosi a ridere anche lei, cosa che fece star ancor più male ancora il nostro Ranocchio.

Ranocchio era bravo in tutte le materie, ma era decisamente imbattibile, nell'ora di ginnastica, nel salto in lungo e a nuoto, soprattutto a rana, tanto da diventare in breve tempo il rappresentante della scuola in tutte le gare di salto in lungo e di nuoto che si tenevano nel paese e nella provincia.

Una volta la maestra organizzò una passeggiata nel bosco a fianco del paese.

Era piovuto da poco e i sassi erano scivolosi. Paolino era salito su di un masso a fianco del torrente e si era messo a prendere in giro a Rranocchio, accovacciandosi sul masso e gridando "cra cra ". Fu a quel punto che perse l'equilibrio e cadde nel torrente, in piena dopo la pioggia. La corrente lo stava portando via, impetuosa. Ranocchio non ci pensò due volte e si gettò in acqua per salvare il compagno di classe, che riportò a riva bagnato, ma salvo. Fu allora che Manuela, per ringraziarlo del coraggio avuto, lo baciò.
In quel momento scomparvero le nuvole, le libellule sembrarono brillare nella luce del sole, sopra lo specchio d'acqua, migliaia di farfalle apparvero dal nulla ed iniziarono a volare di fiore in fiore ed avvenne una cosa mai vista: Manuela si trasformò in un ranocchio, si mise a fianco di Ranocchio e, assieme, si misero a saltellare felici lungo il corso d'acqua.
 E facevano dei salti così lunghi che nessuno, tra i compagni di classe, riuscì a star loro dietro.