11/10/17

01/10/17

No, non  è la moto di Flash Gordon, è la OSA (la cugina polacca della Vespa, anche nel nome), più una moto carenata che uno scooter vero e proprio.
Un meraviglioso esempio di futuribile retro.
Si dice avesse il sistema di navigazione a galena

27/09/17

Tàngherate

Volea ballare il tango a Tangeri, il tànghero d’Alghéro, ma si comportò da tànghero d'Alghéro e non da tanghéro argentino con la tanghéra di Tangeri, tanto che il tanghéro tangerino prese a tàngherate il tànghero d’Alghéro. Angherie da  tànghero tangerino, più che da tanghéro argentino. 

23/09/17

ca22eggiando

Da adolescente soffrivo di fastidiose erezioni cutanee.

Grandi gli sforzi economici dell'Unione Europea per la riduzione della polluzione. In modo particolare di quella notturna.

Il sedicente critico d'arte era noto per le sue frequenti alzate di testa, tutte tristemente barzotte.

15/09/17

Ribellioni

La sua protesta contro l‘ordine costituito era silenziosa, intima, ma portava in se il seme della ribellione: era da quando aveva avuto diciotto anni che usava esclusivamente sapone di Marsiglia.


08/09/17

Armi di distruzione di massa

la Morca Della ...

Non so se il nome voglia ricordare di più il celebre insaccato o una colorita espressione in vernacolo.
(ps. si tratta di una confezione di spaghetti in salsa precotti rinchiusi nella comoda confezione da campeggio)

18/08/17

Messaggi di speranza

Nonostante la tarda età era ancora nel pieno delle sue facoltà diuretiche.

07/08/17

Rennes, Francia:
Rue Le Bastard,
sindaco della città

I francesi sì che hanno il coraggio delle proprie opinioni!

Talenti

Lidio Dianello riuscì finalmente a mettere a frutto il proprio talento aprendo una fiorente attività di dog sitter all'Aja.

07/07/17

Omonimie

 BLACK BLOCK
BLOCK NOTES

frammenti


La caduta gli aveva causato la frattura del metacarpo.
Una cosa fastidiosa, soprattutto ora che doveva prendere l’aereo.
La signorina al banco del check in aveva subito posato gli occhi sull’anomalia color verde ospedale e le scintillavano gli occhi nel pregustare l’occasione di mettere alla prova le proprie conoscenze del manuale di sicurezza della compagnia aerea.

“Buongiorno.”
“Buongiorno, lo sa che lei non può volare?”
“No, non lo so, Lei è la prima persona che me ne parla. Può cortesemente darmi maggiori informazioni in merito.”
“Lei porta il gesso.”
“Ammiro il suo acuto senso di osservazione.”
“Lei non può volare con il gesso!” (il tono della voce della ragazza si era fatto leggermente più alto, segno che si stava innervosendo)
“Me ne rendo conto, per questo ho comprato un biglietto aereo”
(Spazientita) “Lei non può salire a bordo dell’aereo con un gesso, in quanto questo contraddice le clausole di trasporto”
“Ammetto di non averle lette, signorina, in quanto scritte in caratteri poco visibili a chi, come me, ha dedicato gran parte della propria vita ai piaceri dell’onanismo. La prego, può farmi vedere dove sta scritto?”
“Non li ho qui al banco.”
“Temo questo sia un grave errore, signorina, pertanto se mi vuole favorire la carta di imbarco …”
“Ma scusi, perché lei viaggia con il gesso?”
“La prego di non volermi rivolgere domande inutili e fini a se stesse poste al solo scopo di farmi perdere le staffe. Io, nei suoi confronti, signorina, non ho alcun pregiudizio, e spero altrettanto di lei. Temo di non aver avuto il piacere di conoscere sua madre, nel passato e pertanto, mi creda, non sono assolutamente responsabile di suoi traumi infantili o vita di stenti dovuta ad alimenti non pagati, pertanto la prego di volersi rivolgere a me come ad una persona di media intelligenza e cultura. La ringrazio.”
“Scusi, intendevo dire, se il viaggio è legato a motivi di salute  e se lei può in qualche modo dimostrarlo, per esempio esibendo un certificato medico.”
“Il mio viaggio non è legato a motivi di salute, a parte il desiderio di ritornare a vivere sotto il tetto della casa di cui pago l’affitto, signorina. Temo che il dormire all’addiaccio possa comportare un peggioramento delle mie condizioni di salute, che potrebbe essere il pretesto per una causa milionaria nei confronti della compagnia aerea per la quale lei lavora e nei suoi confronti per falso ideologico, in quanto lei sta ostacolando pretestuosamente il mio imbarco, ritengo al di fuori della competenze che le sono state affidate per contratto. Vede signorina, non ho, ripeto, nulla nei suoi confronti, e non mi scandalizza il fatto che lei abbia una infima considerazione delle mie facoltà intellettive, anzi, mi creda, questo sentimento è da me, nei suoi confronti, ricambiato cordialmente. Ora le chiedo di poter porre fine a quest’amena discussione e di volermi consegnare la carta di imbarco o, in alternativa, di volermi far parlare con un suo  superiore che abbia gli strumenti operativi e culturali adatti a risolvere il problema che lei ha notato o causato. Con questo, non intendo necessariamente un chirurgo osseo.“


30/06/17

Sorridevi

Sorridevi 
con infuocati occhi di corallo
dal fondo dei mari.

Sorridevi 
con algidi occhi di stella alpina
da vette canute.

Sorridevi 
con giocosi occhi di nontiscordardime 
da nuvole lontane.

Sorridevi
con sereni occhi d’arena
da dune assolate.

Sorridevi
con zingari occhi di macadam
da strade a me sconosciute.

16/06/17

incroci

Ieri ero a piedi nella strada che porta a casa mia e nella calura da far west un urlo si ripercuoteva lungo la strada deserta, rimbombando tra una finestra aperta e l’edificio della scuola, oramai vuoto nel tardo pomeriggio, il grido era di donna, era ripetuto e sembrava facesse  deviare i grovigli spinti da una brezza inesistente: un ANOOOO ANOOOOOOO ANOOOOOOOOOO (SÌÌÌÌ. SÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌ, SÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌÌ)
Alzai la testa per capirne la provenienza, mentre continuavo sulla mia strada, incrociando una gentil fanciulla armata di auricolari. Ci siamo guardati e ci siamo sorrisi.
Io avevo l'espressione da “emmaperò“ e la pulzella aveva l'espressione da „ehlosofareancheio“.

07/06/17

fuoco amico sulla Croce Rossa

Georgyi non solo faceva parte, per tradizione famigliare, della città che conta, ma era anche diventato il Gran Maestro della loggia Santerelli. Per carità, l’ultima arrivata tra le logge della massoneria cittadina; i membri delle più antiche  e blasonate logge massoniche insinuavano che i confratelli della loggia Santerelli i grembiulini li avessero acquistati alla Rinascente.
Nonostante il suo impegno a favore del Grande Architetto, l’attività di Georgyi aveva iniziato ad infastidire i veri centri del potere cittadino. Furono proprio i suoi amici snob a decidere, un bel giorno, di fargli le scarpe. Scarpe da golf, in ogni caso.
Uscendo di casa Georgyi incontrò il sacerdote del quartiere, a cui era legato da un profondo sentimento di affetto da quando erano compagni di banco alle elementari, nonostante il suo assoluto ateismo. „Dove corri, don Maurizio?! „ Chiese Georgyi sfoderando uno dei suoi migliori sorrisi „A pregare per l’animaccia tua, visto che tu te ne sbatti i coglioni“ rispose don Maurizio, alzando la mano in gesto di saluto e continuando nella sua veloce camminata. „E‘ la volta che l’inferno non me lo toglie nessuno“, replicò Georgyi, gridando verso il prete,“ Di ai tuoi superiori che intendo cambiare l’avvocato d’ufficio. Quello che ho è troppo intento a corriere dietro alle gonnelle. Quelle dei seminaristi.“
„Meglio la tonaca del cappuccio, caro Georgyi, per coprire le vergogne!“ gli replicò il prete ad alta voce, da lontano.
„E‘ la prima volta che mi sento dare della testa da cazzo da un vero esperto! Devo ritenerlo un complimento?“ Le sue ultime parole caddero nel vuoto, l’altro non le aveva sentite, si sarebbe altrimenti fermato di sicuro, per non concedere l’ultima parola all’antico compagno di banco.
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„Ma di fatto, che cosa fa Georgyi, di lavoro, intendo?“ domandò l’invitato al rinfresco, „Mah, nessuno lo sa. Lui, primo fra tutti.“, rispose l’anfitrione. Erano parole che sarebbero rimaste incise nel marmo. Quello della lapide di Georgyi.
Nel frattempo il Gran Maestro della loggia Santerelli parlava ad alta voce, gesticolando, nell’auricolare del suo I-Pod: “Carissimo Kevin, scusa, se non ti ho risposto oggi al telefono, stavo lavorando“ „cosa stavi facendo Georgyi? Emilia, vieni! Senti! Georgyi ha imparato una nuova parola da Google“, si sentì dall’altro capo del microfono. „No, scusa, ero in bagno. „Ah, adesso ti credo Georgyi, per un attimo ho temuto il peggio...“  disse la voce lontana.




25/05/17

Evviva la Twiga!

I maitre-a-pensier del secondo decennio del secondo millennio, Fabio Briatore e l'inarrivabile Gianluca Vacchi, l'uomo mimetizzato da block notes, si sono incontrati, dice "il Gazzettino", al Twiga di Montecarlo.
Pare abbiano intenzione di lanciare una campagna pubblicitaria multimediale per rilanciare l'immagine della catena, danneggiata dalla vicenda pugliese.
Hanno pensato ad uno slogan semplice, ma incisivo e ricco di risvolti:

A CHI GLI PIACE TWIGA, TIRI UNA RIGA!

(E,NEL CASO, LA TIRI COL NASO)

21/05/17

Un'arrabbiata al dente. Avvelenato.

04/05/17

Stereotipi


Un paio di pubblicità andate in onda sulla TV ceca
chi ci si riconosce?
Stereotipi? Una faccia, una razza?
E Salvini, che ne dice Salvini?



20/04/17

Questa è la storia di Ranocchio, un bambino un po' strano, anzi, decisamente brutto, dalla bocca larga, dal colore verdolino, dai grandi piedi palmati, che stava seduto sempre accovacciato, con le mani appoggiate a terra. No, non era proprio bello da vedere. Era, però, molto buono, molto gentile, nonostante l'aspetto da batrace. Purtroppo lo sapevano solo in pochi, della sua bontà d'animo, perché più che parlare Ranocchio gracidava, cra cra. Insomma, diciamoci la verità, non era solo fastidioso da vedersi, ma anche da ascoltare. Per questo motivo gli altri bambini ne rifuggivano la compagnia e Ranocchio si trovava sempre a giocare da solo, soprattutto ai bordi delle pozzanghere, sulla riva dello stagno e, d'estate, rimanendo in ammollo per ore nella piscina di plastica che la mamma gli aveva comprato in occasione del suo secondo compleanno.
Arrivò il giorno anche per Ranocchio, di andare a scuola. La mamma gli comprò la cartella, l'astuccio, i quaderni, i libri, le penne. Ranocchio la cartella la volle verde, così come anche l'astuccio. Un bel verde palude. Arrivò a scuola, accompagnato dalla mamma, saltellando allegramente, contento di poter stare in mezzo agli altri bambini, ai nuovi amici con i quali avrebbe potuto giocare. Quando suonò la campanella di inizio della prima lezione, tutti i bambini corsero a scegliere i loro posti preferiti, vicino agli ex amici dell'asilo. Fu così che Ranocchio si trovò di nuovo da solo, nell'ultimo banco in fondo alla classe. Alla ricreazione gli si avvicinò Paolino, un bambino noto per essere molto dispettoso. Ranocchio era comunque contento che qualcuno venisse da lui per giocare e Paolino gli si avvicinò sorridendo, tenendo le mani dietro la schiena, per poi dirgli: "ti ho portato la merendina", aprendo il pugno, dal quale volarono via due mosche. Ranocchio si sentì molto offeso e mortificato, soprattutto perché Paolino, contento del suo dispetto, si mise a ridere sguaiatamente e anche Manuela, la bambina più bella della classe, trovò divertente lo scherzo, mettendosi a ridere anche lei, cosa che fece star ancor più male ancora il nostro Ranocchio.

Ranocchio era bravo in tutte le materie, ma era decisamente imbattibile, nell'ora di ginnastica, nel salto in lungo e a nuoto, soprattutto a rana, tanto da diventare in breve tempo il rappresentante della scuola in tutte le gare di salto in lungo e di nuoto che si tenevano nel paese e nella provincia.

Una volta la maestra organizzò una passeggiata nel bosco a fianco del paese.

Era piovuto da poco e i sassi erano scivolosi. Paolino era salito su di un masso a fianco del torrente e si era messo a prendere in giro a Rranocchio, accovacciandosi sul masso e gridando "cra cra ". Fu a quel punto che perse l'equilibrio e cadde nel torrente, in piena dopo la pioggia. La corrente lo stava portando via, impetuosa. Ranocchio non ci pensò due volte e si gettò in acqua per salvare il compagno di classe, che riportò a riva bagnato, ma salvo. Fu allora che Manuela, per ringraziarlo del coraggio avuto, lo baciò.
In quel momento scomparvero le nuvole, le libellule sembrarono brillare nella luce del sole, sopra lo specchio d'acqua, migliaia di farfalle apparvero dal nulla ed iniziarono a volare di fiore in fiore ed avvenne una cosa mai vista: Manuela si trasformò in un ranocchio, si mise a fianco di Ranocchio e, assieme, si misero a saltellare felici lungo il corso d'acqua.
 E facevano dei salti così lunghi che nessuno, tra i compagni di classe, riuscì a star loro dietro.