09/08/15

Tempi moderni

Chi non cogita, twitta!

La bagnante bretone

Le imbarcazioni che vedevo dalla soglia della casa presa in affitto a Tregastel  giacevano sui fianchi, in ordine sparso, ognuna con un'inclinazione diversa, qui una poppa, qui una prua, un babordo che guardava al cielo, gli alberi maestri non belli ritti, ma una foresta di diagonali impazzite. Il senso di disordine era sottolineato dalle righe degli scafi, fatte per essere orizzontali sul livello del mare, ora basse diagonali che sembravano mani protese verso i massi di granito. Per terra sassi, fango, alghe. Il golfo aveva un aspetto da apocalisse, mi ricordava le immagini televisive delle coste di paesi esotici colpite dallo tsunami, dove le barche giacevano in posizioni strane nei posti più impensati. Pesci fuor d'acqua.

Non la notai subito, intento a spiare le tracce del mare ritiratosi chissà dove per la marea, al di là del piccolo golfo, al di la degli scogli che lo chiudevano,  invisibile oramai,  ma intuibile per il rumore delle onde che sbattevano con forza sugli scogli rosa scuro.

C'era qualcosa di strano, una sensazione di qualcosa di fuori posto, in un mondo dove nulla era al posto che gli spettava. Forse era la sua ordinata compostezza ad essere fuori luogo. Forse la tenuta da bagnante all'asciutto. Stava sdraiata su d'un materassino gonfiabile di quelli vecchio stile, una facciata rossa ed una blu, rivolta al suolo.

Giaceva immobile, supina, forse dormiva. Non riuscivo a vederla da vicino, non riuscivo a capirne l'età, ma era sicuramente una donna matura, i capelli erano più bianchi che del colore di gioventù.

Mi preoccupai. Che la sua immobilità fosse sintomo di sventura? La guardai ancora ed intuii che il materassino era stato poggiato appositamente nella zona d'ombra lanciata dalla barca  da pesca blu dalla deriva inverecondamente scoperta. Si stava riposando, decisi, e mi occupai d'altro.

Erano passate diverse ore quando mi riaffacciai sul golfo. Non lo riconobbi. Gli alberi delle barche a vela svettavano spavaldi, il tintinnio dei cavi di acciaio riempiva allegramente l'aria, le barche erano ordinate, le prue controvento, allineate e colorate come soldatini di piombo, un esercito rialzato, pronto a partire.

Guardai in direzione della barca da pesca blu, che dondolava sulle piccole onde e sembrava far finta di nulla, come non fosse stata lei, poche ore prima, a mostrarmi la sua chiglia tondeggiante riversa.

Era lì a fianco che giaceva poco tempo fa la donna sul materassino. Al suo posto solo il riflesso del sole sulla punta delle piccole onde sollevate dalla brezza.

Ripresi a leggere il libro che avevo appena iniziato. Era avvincente e non abbandonai la lettura per diverse ore.  Quando lo richiusi il mare era nuovamente scomparso e le imbarcazioni, che per un attimo, ringalluzzite, avevano riconquistato la propria dignità di natanti, erano ritornate a giacere mollemente sui fianchi. Sotto la chiglia della barca blu, rividi il materassino, nell'identica posizione in cui lo avevo visto  l'ultima volta. La donna sdraiata sopra, immobile anch'essa sembrava non essersi mai mossa . Lo fissai, incredulo. Sembrava non si fosse mai mosso di li, forse incollato al suolo per essere ricoperto dalle acque. 
Fu mentre la stavo osservando sbalordito, che la donna si alzò pigramente, prese il materassino per il bordo del cuscino e si incamminò pesantemente, trascinandolo sulla sabbia fangosa e scomparendo dal mio campo visivo.
Quello che avevo visto mi sembrava inspiegabile, iniziai a dubitare della mia memoria. 

L'avevo vista veramente alcune ore prima?

Il giorno dopo mi attrezzai di tutto punto: tavolino, sedia e caffè, mi misi sulla soglia, in attesa.

La vidi arrivare non appena il mare si fu ritirato. La donna giunse, stese il materassino all'ombra della barca blu e vi si sdraiò. Da allora rimase immobile, all'ombra. Quando il mare, sei ore dopo, ritornò, le piccole onde iniziarono a lambire il materassino, fino ad alzarlo. La donna, immobile, iniziò a galleggiare e pian piano le correnti la presero e la portarono lentamente ai bordi del golfo. Mi allarmai. La donna non si era mossa e stava scomparendo dalla mia vista, fuori dal piccolo golfo, verso il mare aperto!

Cosa potevo fare? Rientrai in casa e corsi al tavolo dove avevo lasciato il cellulare, telefonai al numero di emergenza che gli affittuari avevano scritto sulla piccola bacheca di fronte al tavolo della cucina.

Cercai di spiegarmi nel mio raffazzonato francese, caoticamente, ma dall'altra parte sembravano non volermi capire. Alla fine una voce maschile mi chiese in un pessimo inglese come potesse aiutarmi. Lo spiegai nuovamente, cercando di mantenere la calma, ma dall'altra parte del telefono l'uomo si mise a ridere ad alta voce: "Yes, don't worry, she is Marie " - Come non si preoccupi? Il mare si era portato via la donna, dormiente, con il materassino e dal centro soccorsi mi dicono che non mi devo preoccupare? Urlai, ma dall'altra parte avevano già riappeso.

Nervoso ritornai sulla soglia, a scrutare, nervoso, il mare.

Dopo tre ore di apprensione, la marea iniziò visibilmente a calare, riportando, come per magia, il materassino all'interno del golfo. Tirai un sospiro di sollievo, la donna era ancora lì, sopra il materassino, nella stessa posizione. 

Il materassino gironzolava pigramente per il piccolo golfo, mentre le barche si accasciavano nuovamente sui fianchi; l'acqua stava nuovamente scomparendo. il materassino toccò il fondo proprio lì da dov'era partito, nei pressi della barca blu. Dopo un attimo la donna si alzò, pigramente si stiracchiò e prese il lembo del materassino, incamminandosi sulla sabbia bagnata, verso la riva.

Rimasi sbalordito, "questa è una gabbia di pazzi", pensai, mi vestii con i primi indumenti che trovai sulla sedia e andai a passo veloce verso un bar che avevo intravisto arrivando.  
La cameriera dovette notare il mio volto pallido ed i movimenti nervosi e mi propose immediatamente un cognac. 
Accettai, provando una sensazione di sollievo.

Poi mi chiese se fossi arrivato il giorno prima. Lo confermai, un po' stupito.
Portatomi il bicchiere aspettò il mio primo sorso e mi disse: 

"Lei ha visto Marie, non è vero?"

La guardai a bocca aperta. Quella doveva essere davvero una gabbia di matti!
- Certo che l'ho vista! Ho chiamato i soccorritori quando ho visto come il materassino scompariva verso il mare aperto!

- Certo, è normale, lo fanno tutti- disse la giovane cameriera!


Non riuscivo a darle una risposta coerente. Fu poi lei a continuare, un po' annoiata, come se avesse imparato la storia a memoria.

"Maria è figlia di pescatori del luogo. Il padre, morto oramai da anni, era il proprietario della barca blu, che  lei avrà sicuramente notato. Maria, a causa dell'insonnia, lavora nei turni notturni della guardia medica del paese.  Quando era ragazzina, con le amiche andava alla spiaggia, con il materassino, a giocare e, lontano da casa, per incontrarsi con i ragazzi del paese. Una volta arrivò un suo coetaneo, Yves, con la famiglia, turisti. Alloggiavano in una casa sul golfo, poco distante. Fu un amore a prima vista. L'unico di cui si sappia, di Maria. I due ragazzi facevano di tutto per poter rimanere soli, ma Maria temeva le chiacchiere del paese e soprattutto, la gelosia paterna. Fu allora che le venne in mente la soluzione: si sarebbero nascosti all'ombra della chiglia della barca paterna una volta che il pescatore fosse ritornato a casa con il pescato, certamente non sarebbe tornato verso la nave, almeno fino alla prossima marea.
Fecero l'amore, per la prima volta, con passione, poi si addormentarono spossati e non si accorsero del ritorno del mare. Il loro materassino si alzò e la corrente li portò in alto mare. Un gioco di correnti marine strano, quello del golfo e del mare antistante. Maria ritornò con il materassino. Addormentata. Sola. Di Yves più nessuna notizia. Scomparso. Quando il mare la adagiò di nuovo sulla sabbia bagnata, Marie si svegliò e si guardò intorno. Nulla era cambiato. Solo il giovane Yves non c'era più. Ma c'era mai stato? O era stato solamente un bellissimo sogno? Quanto tempo era passato? Era allo stesso posto di prima, il mare non c'era, erano passati forse solamente pochi minuti? Ma la luce del sole era diversa. Strano. Decise di riprovare il giorno dopo, ad adagiarsi sul materassino nello stesso luogo. Riprese sonno. Il mare la portò nuovamente al largo, senza che lei se ne accorgesse, cullata dalle onde. Poi, gentilmente, con la bassa marea la ripose al punto di partenza. L'insonnia era passata, finalmente aveva trovato il modo di dormire e, forse, ogni tanto, di incontrarsi di nuovo con il suo amore."

Guardai attonito la ragazza che aveva raccontato questa storia assurda tutto d'un fiato. 

La solita leggenda metropolitana per turisti beoti. 
Però lo strano comportamento della donna lo avevo visto con i miei occhi.

Forse la cosa più semplice sarebbe stata fare una passeggiata sulla riva.

Attesi la bassa marea e, a piedi scalzi, mi misi a camminare sulla pesante sabbia inzuppata d'acqua di mare. Incrociai la donna con il materassino. Da lontano i capelli bianchi la facevano sembrare più anziana.

Aveva un bel volto, seppure rugato dal sole, ma la pelle dalle efelidi scure, metteva in risalto i chiari occhi azzurri e le sottili rughe del volto facevano risaltare l'attitudine al sorriso. La salutai, com'era qui abitudine anche tra sconosciuti e lei ricambiò il saluto, mettendo in mostra un sorriso bianco e divertito. Poi mi guardò, piegando leggermente il capo di fianco e mi chiese, se fossi in città in visita. Annuii e le mostrai con la mano la casa dov'ero alloggiato. Fu allora che mi prese, con un gesto naturale, la mano, e mi accompagnò con dolcezza verso la barca blu. 
Rimasi attonito. Poi appoggiò i palmi delle mani sulle mie spalle e mi fece cadere sul materassino. "Ti ho aspettato, Yves, mi disse."

Poi, dottore, sinceramente non riesco a ricordare. Non ricordo cosa sia successo. Il mio primo ricordo è la bianca stanza di ferro, dove il suo collega mi ha risvegliato, dicendomi che ero salvo. Il rumore del battito del motore a scoppio attutito, l'odore di olio di macchina.


Mi ricordo che ero intirizzito, sdraiato su un lettino di infermeria e per terra giaceva, inzuppata, la mia biancheria.