25/08/13

I puntata




Aprì dolorosamente gli occhi. La testa gli pulsava e la bocca aveva il disgustoso sapore di un portacenere. Lentamente mise a fuoco i travetti in legno del soffitto, colpiti con violenza da un’abbacinante luce bianco azzurra.

Mentalmente controllò, arto per arto, altri eventuali dolori, oltre a quello del capo. Non ne trovò, ma questo non lo mise di miglior umore.

Si alzò con cautela e lanciò un’occhiataccia al tavolo ingombro di bottiglie, bicchieri sporchi e portacenere pieni. Anche il lavandino non aveva aspetto migliore. Con dolorosa lentezza si avvicinò alla finestra da cui proveniva il fascio di luce.

Che ora era? L'orologio a parete era, come al solito, fermo; avrebbe dovuto guardare l'orologio del campanile. "Devo ricordarmi di comprare le batterie".

Un insistente suono di clacson proveniva dal basso, accompagnato da forti urla.

Socchiuse la finestra e guardò in basso. La barca da trasporto non riusciva a passare sotto il ponte di fronte a casa sua, a causa dell'acqua alta. Un tassista continuava a suonare il clacson, insistendo per poter passare: “Te te cavi dae bae, testa da marsion?” “Ti ga i oci in cuo? No te vedi che no se passa?” “Ma dove ti ga imparà a andare in barca, a Bojon?”. In effetti il livello dell'acqua sfiorava quello delle fondamenta. Erano diversi i passanti che, ignorando la lite tra i due marinai, prestavano attenzione a non bagnarsi le scarpe saltellando sulle poche isolette rimaste asciutte sui macigni grigi. "Anche l'acqua alta, adesso! Meglio non uscire…" Richiudendo la finestra si accorse di un uomo, appoggiato alla vera in marmo rosa del pozzo in campo, che lo stava inquadrando con un potente teleobiettivo. Richiuse la finestra. Pensieroso svitò la moka, estraendone il filtro. Soprappensiero riaprì la finestra, guardando verso il centro del campo. Soffiò con forza nel gambo del filtro del caffè, prendendo con la mano il disco pressato ed umidiccio. Il campo era vuoto. Lasciò cadere, senza pensarci, il disco del caffè che si inabissò nel canale sottostante, accompagnato da una nuvola marrone e dalle insolenze del tassista dai ray-ban a specchio, che intanto aveva iniziato una complicata manovra per girare il motoscafo.



Come al rallentatore riempì, cucchiaino dopo cucchiaino, il filtro della moka, lentamente, come se un eventuale movimento veloce avesse potuto far scatenare il suo mal di testa ed il suo pessimo umore, avvitò dolcemente la caffettiera e la mise sul fuoco. Con la coda dell'occhio vide sul tavolo la bottiglia di grappa vuota. "Ah, mi sembrava, il vino non mi ha mai fatto quest'effetto". Si sforzò di ricordare chi fosse stato con lui ieri sera. Era con Sandro al bacareto all'angolo per le solite quattro ciacole. Franco, il barista, aveva chiuso e lui aveva invitato la combriccola formatasi avere l'ultimo goccio a casa sua. Ma chi erano? I soliti: Sandro, el Ciaci, el Dotor, el Cina, Tony Bisatto (esistevano due teorie sul soprannome di Tony, una che riguardava le origini comacchiesi della sua famiglia ed un’altra risalente ad una leggenda da spogliatoio) e… c'era anche qualcuno altro, ma chi? Il sangue gli batteva nelle tempie per lo sforzo di mettere a fuoco i volti della sera precedente.

“Ocazzo! Non è vero! Cazzo! E’ l' lui! Quello con il tele! Dresda!"



Dresda, l'anno prima.



Nella pinacoteca dello Zwinger il grande olio di Bellotto, che si faceva chiamare come lo zio, Canaletto, rappresenta il crollo della chiesa della Santa Croce in seguito ai bombardamenti prussiani del 1760. La parete della torre rimasta in piedi scopre la struttura interna delle scale a chiocciola. La gente indaffarata lavora sulle macerie. I mattoni, nel quadro del vedutista veneziano, sono visibili uno ad uno come, uno ad uno, sono visibili i mattoni dopo il crollo del campanile di San Marco nelle foto in bianco e nero degli inizi del secolo scorso. Ogni figura é intenta a fare qualcosa di diverso, tenute insieme solamente dallo squarcio di spazio della tela. Il crollo avvenuto, i palazzi sventrati sullo sfondo e l'incombente pericolo d'ulteriore crollo raccontavano, nell'opera Canaletto, la vita di tutti giorni. Osservava affascinato questo quadro, ben cosciente di trovarsi nella città dove si è consumata una delle più grandi tragedie del novecento. Non riusciva a staccare gli occhi dal quadro, cercando nella raffigurazione della banalità quotidiana il senso della vita. "To je neuvěřitelné, co?" Gli disse un uomo che pareva stesse guardando il quadro a suo fianco. "No, jo, to je!" Rispose soprappensiero. Come mai gli si era rivolto in ceco? Si girò verso di lui, ma non c'era più. "Forse mi avrà sentito parlare con Jana ", pensò, dimenticandosi dell'incontro.


Se ne dovette ricordare una quindicina di giorni dopo quando, a Praga, affrontò con un amico il percorso delle sue birrerie preferite. Fu al Černý Vůl che lo rivide, seduto all'inizio del primo tavolo dietro alla parete attaccapanni, sotto ad uno degli affreschi di ispirazione ussita. Lo fissò a lungo, cercando di ricordare dove lo avesse conosciuto. L'uomo se ne accorse e, per un attimo, sembrò imbarazzato. Poi lo salutò con un sorriso di falsa cordialità ed alzando il boccale semivuoto con la mano destra scandì lentamente ed ad alta voce "Draždany", Dresda, in ceco. 


Mi rivolgo agli eventuali lettori, affinchè usino i commenti come opportunità per esprimere i loro pareri ed intervengano anche sulla trama. 
Cerco di dare qualche possibile spunto:
L'eroe secondo voi è una figura positiva o negativa?
Lo faccio subito suicidare per debiti o aspetto di arrivare almeno alla III puntata...)?
Ne capisce di arte o lo fa solo perchè così fa bella figura con le fighe?
L'autore ne capisce di lingue o lo fa solo perchè così fa bella figura con le fighe?
L'uomo che segue l'eroe è un agente, un maniaco o un pirla?
Il tassista con i ray-ban è un personaggio reale o inventato?
Tony Bisatto è un personaggio reale, inventato o una fissazione dell'autore?
Vi prego di tener conto che delle preziose opinioni dei lettori, poi, alla fine, mi interessa il giusto...
Vostro Uomodipraga.