21/03/11

Mi è venuto un dubbio atroce:


ma siamo proprio sicuri di bombardare quello giusto?

19/03/11

Cavaliere e Colonnello





Collonnello, si ricordi:
Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi ... Allah!

La NATO contro Gheddafi

Resta da sperare solo che questa volta facciano centro... non come 30 anni fa...

Esterofobia,

In occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia mi sono arrivate diverse e mail che parlano di "Italiani all'estero". Riflettendo su questa parola "estero", non riesco a trovare risposta ad una semplice domanda:

Come faccio ad essere "all'estero", dato che sono a casa mia?

Quando trovai casa qui, lo feci abbandonando un territorio che mi era assai più estraneo.

Non è che la parola "estero" sia, al pari di "confine o patria", parola desueta, polverosa, inadatta, legata ad idee ottocentesche?

Non lo scrivo perchè non sia ben felice del festeggiamento dei 150 anni dell'Italia, poichè l'alternativa non può essere certo il localismo.

I localismi (il leghismo) sono la presunzione di misurare il mondo con il metro della propria ignoranza.

Ma ora che si è festeggiata l'Italia, non si dovrebbe festeggiare ancor di più che questa sia, nonostante tutto, ancora in Europa?

Io, in Europa, ci sono.

14/03/11

Digito ergo sum

Nella debole luce che passava attraverso il filtro rosso dell’ingranditore cercava il punto che gli avrebbe permesso una accurata messa a fuoco. Regolò pian piano il soffietto, chiuse l’obiettivo di due diaframmi, spense la luce dell’ingranditore e premette il pulsante del timer. Nel frattempo tolse la foto precedente dal liquido di fissaggio per metterla nella bacinella d’acqua. La pallida luce bianca che illuminava il foglio di carta fotografica si spense. Prese il foglio e lo immerse nella prima bacinella e rimase ad aspettare quando le immagini avrebbero iniziato ad apparire, lentamente, dapprima le parti più scure, poi i dettagli, come se l’immagine stesse per riemergere sempre più nitida dalla sua memoria.
Quando il foglio si fece scuro lo prese con la pinza e lo mise nella vaschetta che conteneva il maleodorante liquido di fissaggio. Il telefono nel salotto si mise a squillare.
Frettolosamente, prima di poter aprire la porta del bagno, incartò i fogli di carta fotografica nella loro pesante e nera carta stagnola, li introdusse nelle loro scatole di cartone.
Si precipitò al telefono. Era il segretario della sezione che gli chiedeva se avesse potuto affiggere dei manifesti questa sera. “Va bene, sento se Mario vuole venire con me e tra un’ora sono in sezione”. Riappese e introdusse il dito nella rotella del telefono, il numero di Mario lo conosceva a memoria. Accompagnava la rotella con il dito fino a trovare la linguetta di metallo cromato, sfilava il dito e la rotella tornava lentamente indietro, gracchiante, a velocità costante. Non gli piacevano i telefoni a tastiera che oramai erano quasi dappertutto, il telefono di casa gli piaceva così, poco pratico, lento, pesante, meccanico, sicuro. “Mario? Ciao, senti che fai stasera? Verresti a fare attacchinaggio? Passo a prenderti con la Vespa e poi si può andare a bere qualcosa alla Festa dell’Unità, va bene?”.

(continua qui)

06/03/11

ea siora Maria

“Dotor, gavaria na roba qua, aea mona…”
“Signora Maria, diamo un’occhiata, ma si ricordi che è meglio se la chiama “vagina””
“Ostia dotor a no savevo che ancuo anca ea mona ea gà el titoo nobiliar!… Ma el ga visto dotor che gran porseo che el xe sto Berlusconi, in teevision i ga dito che l’indava a letto co quei dea scorta”
“Escort, Marietta, escort”
“Go capìo, dotor, go capìo, ma nol gera mejo se el ndava a putane?”
“Maria, ostrega! E escort, no ea scorta, e escort el xe un modo mejo de ciamare e putane”
“Ma daii dotor, cosa ti me conti, va in mona, no, el me scusa, nea roba … là … cossa me gao dito? … ah sì, el vada in cusina!


Un mio raccontino