27/12/10

Hospoda

Hospoda, l’osteria (o hosteria?) ceca. Non solo per etimo luogo ospitale, storicamente piazza di scambio, per quarant’anni baluardo del libero scambio di merci ed idee nel mercato cecoslovacco (hospodarstvi). L’hospoda è il luogo dell’affabulazione, del racconto che nasce e diventa patrimonio condiviso (quei racconti che in altri paralleli vennero chiamati “leggende metropolitane”), che hanno origine nelle hospode, grazie al continuo crescendo di particolari inverosimili, gonfiati dalle quantità di birra ingurgitata.
L’affabulazione dell’hospoda è, proprio perché condivisa e proprio perché crescente valanga nel rimpallo tra i narranti al tavolo, diversa da una comunicazione a senso unico, di un solo autore o con un solo interlocutore. Per questo è “condivisa” ed è la sua origine a renderla naturalmente oralmente tramandabile.
E’ questo che mi convince che non sarà mai facebook ad avere l’ultima parola, ma che questa, come sempre, sarà la lamentela dell’ubriaco, cacciato dalla sua hospoda all’ora di chiusura.

Sedevano attorno al tavolaccio di legno, inciso ed ammaccato dagli urti pesanti dei fondi di boccale. Il fumo delle sigarette e l’odore stantio della birra venivano ogni tanto coperti da una zaffata di tabacco di pipa, proveniente dal tavolo a fianco. Jiri non riusciva a parlare, soffocato dalla propria risata. “…e così mi hanno portato all’ospedale, e lì un’infermiera del pronto soccorso, un donnone, enorme sghignazzava – si interrompe con le lagrime agli occhi – non riusciva a parlare rideva, era rossa, paonazza, sobbalzava come un budino, ed Jiri mostrava con le braccia il movimento sussultorio del seno della donna, asciugandosi poi gli occhi con un fazzoletto - si immagini, diceva l’infermiera quasi soffocando, si immagini, lo abbiamo appena ricoverato – e rideva asciugandosi le lagrime agli occhi – gli abbiamo dovuto ricucire un dito, rideva e la carne flaccida sobbalzava come in un terremoto. Era uno dei due custodi di un campo di fragole – spiegava interrompendosi per prendere fiato – e la notte ci sono entrati dei ladri. I due custodi hanno deciso di slegare i cani e questi, e questi… cercava di prendere fiato diventando paonazza per la risata inconsulta - e questi, invece che rincorrere i ladri si sono azzuffati!!!… Non ha pensato nulla di meglio, invece che rincorrere i ladri, di separare i cani da guardia…uno gli ha morsicato la mano e staccato il dito!!! - Sembrava, diceva ad alta voce Jiri, che il donnone avesse avuto un orgasmo- ed intanto ero in attesa al pronto soccorso.

Il rumore fesso dei quattro boccali semivuoti che si scontrarono sopra il tavolo concluse come un punto esclamativo il racconto di Jiri e, mentre tutti annegavano le labbra nella birra, prese la parola Cyril: “questa è successa a quel Tonda, il marito di Marketa, quella che era in classe con me al tecnico, anche lui falegname, anche lui punk, come tutti nella falegnameria dove lavorava. Ad un certo punto il collega si taglia un dito sulla sega circolare. Schizzi di sangue dappertutto, come in un film di quarta categoria, lo prendono, lo fasciano, gli bloccano la circolazione al braccio, lo caricano in macchina, e lo portano di corsa all’ospedale. I medici tolgono la fascia, guardano il moncherino e chiedono dove sia il dito tagliato, che sarebbero riusciti a ricucirlo. Un momento di panico tra gli amici che lo hanno accompagnato, lui bianco cadaverico, Tonda corre via dal pronto soccorso, prende la macchina, torna in falegnameria. Trova i colleghi rimasti oramai ubriachi, che hanno piantato con un chiodo sull’unghia il pollice mozzato sulla bacheca!”
Un attimo di silenzio al tavolo, poi Jiri glossa “questa è brutale”, “anzi, ho deciso che quando mi chiamano al cellulare i venditori, di rispondere – Sì, certo, attenda che spengo la fresa… aaarrggghhh La mano!!!-"

La risata del tavolo rimbomba nel locale attirando lo sguardo dell’oste, che ne approfitta per controllare il livello di birra nei boccali ed inizia di nuovo a spillare.

(continua?)

Clima natalizio

La canzone dei re Mogi

Mentre i tre re magi portavan oro incenso e mirra
i tre re mogi annegavan la loro la tristezza nella birra.
Quando giunsero alfine al cospetto della greppia
Poterono offrirono al bambino solo ossi di seppia
Fu allora che narrarono a Giuseppe il falegname
d’esser stati costretti ad abbandonare il loro reame,
vagando per foreste, cercando per le steppe
finalmente il quarto per una partita a tresette

Provocarono così le ire di Maria
Portandosi Giuseppe in osteria

31/10/10

Ombre a Venezia

Per non smarrirsi a Venezia, serve una cantina geografica.

01/08/10

Pensieri bretoni 2- Bretagna

Strano territorio la Bretagna, tanto che vi ci sono ambientate le storie del paese dei galli che non si arrende di fronte allo strapotere romano.
Strana terra, terra selvatica, di coloratissime ortensie e spinosi carciofi, di tagliente granito che resiste alle onde dell’oceano.
Strani tipi, i bretoni, tutt’ora persistono nel parlare la loro antica ed incomprensibile lingua invece o, meglio, a fianco del più civile francese.
Orgogliosi di aver eretto menhir, di aver ricavato dal bordo delle acque salate dell’oceano il loro benessere di allevamenti di ostriche, di coltivazioni di cipolle e di carciofi, inattaccabili dal turismo, in particolar modo da quello degli odiati parigini.
Strane donne, le bretoni, bruttine, dai polpacci possenti, allenati da secoli di lavoro dei campi, gentili, ma solo in superficie, perennemente accigliate come il loro cielo di plumbee nubi basse, sorridenti, ma impenetrabili, come il granito delle loro spiagge.

Pensieri bretoni 1- La ragazza e le cozze

Due famiglie francesi si sono trovate al ristorante del campeggio per la tradizionale scorpacciata di cozze. Le due coppie di genitori sono accompagnate, come da standard locale, da sei figli, tre a testa, in regolare successione tra di loro.
Mentre le due coppie di genitori prendono posto ai due lati del tavolo, in modo da potere chiaccherare indisturbati, i figli si fronteggiano: maschi da una parte, femmine da un’altra, indipendentemente dall’appartenenza famigliare.
Il più piccolo, di circa sei anni, cerca di attirare l’attenzione protestando contro la scelta delle cozze, piatto che sicuramente è il suo preferito, ma tant’è, a sei anni non si va al ristorante senza tentare, appena seduti, di mandare all’aria il piacere dei commensali di potersi godere la compagnia.
Gli risponde, sotto lo sguardo sbigottito del maschietto più grande, un quindicenne dal labbro ornato di soffice peluria scura, la ragazzina maggiore, sua coetanea. Incomprensibili le parole, ma non il tono freddo e sprezzante con cui zittisce il marmocchio per poi ritornare ad un oscuro mutismo, evidentemente infastidita dal fatto di dover essere andata a cena con i propri genitori, con la sorellina ebete che gioca a fare l’amichetta con la sorella del noiosissimo ragazzino appiccicoso dalla soffice peluria e con il fratellino rompiballe.

“Se la piccola peste almeno non rompesse le palle! Invece è lì, sempre a cercare l’attenzione di tutti e poi a casa mi fruga nei cassetti e nelle e-mail, la bestia! Stasera poi, che mi tocca stare qui con il cretino che continua a guardarmi ed a sorridermi come uno stoccafisso, imbecille! E le due cretinette qui a fianco? Roba da vomito, con le loro treccine uguali, borsette uguali, bamboline uguali, io alla loro età mica giocavo a fare la lesbica!
Cazzo, e adesso mi tocca anche sorridere agli amici dei miei, se no poi chi li ascolta a casa? Come ti comporti? Ma non sai essere educata? E’l’ultima volta che esci con noi (fosse vero!!!). Intanto la stronzetta della roulotte della terza piazzola starà sicuramente a fare la tira a quel figone della seconda strada, quello con il surf! Oddio, se continuo a pensarci faccio una scenata che mi mandano fuori dal locale! Ed io devo stare qui, a massacrarmi con questi quattro imbecilli a fianco e con questo penoso del baffettino! Ed il moccioso che rompe le balle! Lo odio!“
L’arrivo delle pentole con le cozze le interrompe il flusso di pensieri. Guarda una cozza.
Una lagrima le scende, bagnando la cicatrice di un brufolo appena schiacciato.

Venezia

Venezia non è una città. E’ un paese.
O un continente.

06/06/10

camicie nere ungheresi e verdi padane

Ho letto oggi su Pravo un interessante commento di Vaclav Belohradsky (Václav Bělohradský: Od Uherska k Maďarsku: o výročí Trianonu) sulla festa nazionale ungherese che ricorda l'accordo di Trianon.
Belohradsky, filosofo e sociolgo cecoslovacco (!) vive tra Praga, Gorizia e Trieste.
Commenta la festività introdotta dalla destra nazionalista ungherese (che ha vinto le recenti elezioni politiche), basata sulla forte e storicamente infondata identità nazionale ungherese.
Belohlavsky nell'articolo pone in rilievo la differenza tra lo stato nazionale e lo stato etnico, rimarcando come solamente lo stato di più etnie abbia ragione politica di esistere. (Tra le righe Belohlavsky auspica uno stato unico europeo).

Poichè Belohlavsky è un profondo conoscitore della politica italiana, l'analisi sulla destra xenofoba ungherese rispecchia assolutamente quello che è il fenomeno della lega in Italia.

Se avrò tempo tradurrò l'articolo.

12/05/10

Proverbi veneziani

Oggi ho sentito questo proverbio veneziano:
"el tempo, el paron e el cuo i fa sempre queo che i vol"
(Il tempo, il padrone ed il culo fanno sempre quello che vogliono)

Dnes jsem slysel toto benatske prislovi:
"pocasi, majitel a prdel vzdy si delaji to, co chteji"

09/05/10

Rimorsi di coscienza

Per qualche istante l'uomodiPraga ha avuto la sensazione di aver creato un mostro...

video

Poi, come sempre, ha vinto l'incoscienza!

18/04/10

Forza Eyjafjallajökull !!!

Leggo con ansia le drammatiche notizie sulla cancellazione dei voli aerei: su presidenti e premier europei costretti a spostarsi in autobus, treno ed automobile (vuoi mettere la comodità di un Tupolev?), su turisti disperati dispersi nelle capitali d'Europa, su giovani studenti in gita di classe che non possono ritornare alle famiglie, al pari dei medici di Gino Strada in Afghanistan.
Un dramma.
Un dramma collettivo che costringe senza pietà queste persone a muoversi rasoterra, addirittura su ruota, a velocità drammaticamente basse, 100- 130 chilometri all'ora, invece dei soliti 500 km all'ora.
I giornali riportano le testimonianze drammatiche di questi mancati Icari, impossibilitati al volo, tristemente appiedati, tante, troppe volte senza neppure uno straccio di navigatore satellitare a disposizione.

La fine della civiltà come la conosciamo!

Tutto questo a causa di Eyjafjallajökull, che non è, come sembrerebbe dal nome, un elegante comodino IKEA, ma un banalissimo vulcano islandese!

25/03/10

Peppone e Don Camillo

E' notorio che un comunista italiano se vede un bambino se lo mangia.
Un prete americano no.

23/03/10

Finalmente una parodia intelligente

troppo spassosa questa parodia dell'Italia
Chissà che non nasca un incidente diplomatico...
Apprezzo in particolar modo i dettagli: la biancheria stesa ad asciugare, la mamma che fa la pasta ed il segno della croce. Lo scenarista è un genio.

21/03/10

L'ora legale

Quando si accorgeranno che l'ora legale è esempio lampante di giustizia ad orologeria?

SALVIAMO ESTOVEST

Mercoledì prossimo presso la RAI di Roma si decide del futuro del programa giornalistico estovest, prodotto dalla sede regionale RAI di Trieste, in onda il sabato mattina.

Questo programma è una finestra sui pesi dell'Europa centrale ed orientale e spesso parla di Praga e della Repubblica ceca.

La nuova direzione di testata vuole ora ridurre lo spazio di questo programma a 7 minuti, invece degli attuali 15, il che significa cancellare cancellare totalmente questo tipo di servizi (guardate quello su Lidice: http://estovest.blog.rai.it/).

Se conoscete e vi sta a cuore questo programma, inviate entro mercoledì una e mail di solidarietà a estovest@rai.it e fate girare questa e mail.

20/03/10

Un SMS dal Premier

«Ti aspetto sabato alle ore 14 a Roma Circo Massimo. Un grande corteo fino a San Giovanni per difendere la libertà e la democrazia. Silvio Berlusconi».

Arrivo! Dammi solo il tempo di acquistare un ricordino ...

13/01/10

mi è venuto in mente:

La Polizia ha intercettato un’auto che trasportava droga.
Gli agenti si erano insospettiti notando le gomme da neve.

I rapitori hanno inviato alla famiglia una busta con il prepuzio dello scomparso.
Gli inquirenti accreditano la pista del Mossad.

Dopo il matrimonio visse da uomo probo: per far spazio al guardaroba della moglie dovette rinunciare agli scheletri negli armadi.